L'importanza delle parole nella comunicazione del vino 🍷

Negli ultimi giorni del 2023 ho letto un articolo che vorrei condividere con te.
Il titolo è “Anche in Francia le nuove generazioni si allontanano dal vino: non lo beve l’80% dei ragazzi”.


https://winenews.it/it/anche-in-francia-le-nuove-generazioni-si-allontanano-dal-vino-non-lo-beve-l80-dei-ragazzi_514191/

Non ti nascondo che, per me, elaborare quest’articolo non è stato per niente facile.
Non so se è un argomento anche di tuo interesse e non so nemmeno se arriverai al termine di quello che sto per raccontarti, ma vado avanti! 😊

In Francia l’80% dei ragazzi non beve vino? Come è possibile che tutto questo stia accadendo proprio in Francia, il mio Olimpo del vino, un paese produttore che tanto insegna agli appassionati di vino, con una tradizione che sfida il passare del tempo?

Proprio i ragazzi, che sono i giovani consumatori di oggi e che dovrebbero essere i wine lovers di domani, non bevono vino?


Ho cominciato a chiedermi quali potevano essere, nella mia realtà quotidiana e non solo, i motivi che causano una tale forma di disaffezione per il vino sotto forma di disincanto, un disinteresse da parte delle giovani generazioni per il vino, che ha fatto sempre parte della nostra tradizione alimentare; giovani che sono sempre più attratti da spritz pre-miscelati, sparkling in lattina, birra e vini no e low alcol.
E inoltre mi chiedo: è possibile che le parole utilizzate per comunicare, per raccontare un vino debbano cambiare?
E’ possibile che proprio quelle parole abbiano una profonda responsabilità in questo processo di disaffezione?
Tutto questo mi porta per mano all’importanza delle parole, anche se mi piace molto l’idea di citare Nanni Moretti: “le parole sono importanti”. Ricordi il suo film Palombella rossa?

Se hai un attimo di tempo ti consiglio di leggere l’articolo scritto da Ivano Dionigi, latinista ma anche tanto altro!

https://www.repubblica.it/cultura/2022/05/13/news/il_libro_le_parole_sono_importanti-349401148/

Rubo delle frasi un po’ qui e un po’ là…

Sì, si parla proprio delle nostre parole che vengono da lontano, che cambiano nel tempo e che sono il ponte tra passato e futuro.

Le formidabili parole, creatrici e distruttrici - ed io aggiungo - che sono centrali e imprescindibili anche nel racconto di un vino.
Sappiamo tutti che i motivi che spingono all’acquisto sono prima di tutto di natura emotiva, bisogna quindi stimolare la curiosità, senza necessariamente aggiungere ulteriore complessità.
Un racconto fatto solo di microclimi, suoli, lieviti, di descrittori a volte impossibili da decifrare, rischia di diventare un racconto respingente e potrebbe addirittura intimorire.

E quindi penso che forse è giusto che arrivi anche un messaggio più semplice ed accessibile, che vada incontro alle esigenze delle nuove generazioni.


I consumatori giovani, racconta Danielle Callegari in un articolo del Corriere Vinicolo - firma di Wine Enthusiast, una delle riviste di vino più lette, ma anche docente universitaria di letteratura medievale - vivono delle fasi.

"Non è l’immagine del vino a dover cambiare, ma l’immagine del bevitore del vino. Non serve banalizzare, ma rendere il vino accessibile e per farlo, chi lo comunica deve avere una grande preparazione alle spalle, non solo sul vino, ma anche sulla cultura, la storia, la letteratura”.

Condivido pienamente questo pensiero.

Concedimi questa trasgressione: ormai siamo lontani dal dolce stil novo di Dante Alighieri o dalla lingua napoletana di Salvatore Di Giacomo.
Saranno sempre i padri di tutti noi, ma ogni figlio cresce ed avanza…! Siamo in continua e veloce evoluzione. Oggi più che mai!

Impigliati nella grande rete del mondo (www), dalla quale non riusciamo più a liberarci e da cui dipendiamo.
Almeno io non posso mentire a me stessa! E tu?

Ritorno brevemente ad Ivano Dionigi.

La parola non è proprietà personale né creazione del presente, ma si iscrive nella dimensione sociale e storica, ci consente di capirci e di leggere il mondo con occhi non affollati da giudizi né offuscati da pregiudizi.

Siamo tutti chiamati a un duplice compito: richiamare dall'esilio le parole dei padri e creare parole nuove per nominare il nostro tempo, scontando il fallimento di ogni parola che muore, testimoniando il successo di ogni parola che vive.

Concludo con questo mio pensiero:

le parole sono capaci di comunicare, emozionare, raccontare, sostenere, aiutare, confortare…

Cosa c’è di più bello e prezioso!

E tutto questo mi conferma l’importanza, il peso della parola anche nel comunicarti la mia passione: il vino.

Almeno ci provo. Cin! 🍷